Risposta alla lettera aperta inviatami dal signor Alessandro Papini

Pubblicato da eliorostagno il novembre 1st, 2011.

Gentile signor Papini,

grazie innanzitutto per avermi scritto: in campagna elettorale si cercano i consensi, ma a volte si trovano cose che valgono più dei voti. Senza il confronto, senza le idee, la democrazia diventa solo una questione di numeri, una sorta di fredda contabilità del potere, e chi se ne potrebbe innamorare?

Fortunatamente l’aver ricoperto incarichi politici per un periodo della mia vita non mi impedisce oggi di condividere il suo stato d’animo di cittadino e di padre, pieno di indignazione e insieme di orgoglio, di disillusione e insieme di dignità, di sfiducia ma anche di un rifiuto della rassegnazione che le fa onore, perché tutti abbiamo chiaro che non è questo il momento di piegare la testa e tacere.

Come forse saprà, dopo la fine del mio mandato in Regione ritenevo per me conclusa la stagione dell’impegno politico diretto. Ho passato gran parte della mia vita svolgendo un’altra professione e so bene che al di fuori di “vertici, riunioni, apparizioni, presenze sul territorio” scorre la vita normale, affascinante e difficile, ed è quello il luogo dove si combattono e si vincono le sfide.

Se ho accettato di candidarmi, è stato per svolgere un mandato di servizio, in un momento in cui la mia esperienza professionale e amministrativa possono essere utili a gestire l’attuale situazione e a preparare persone che, in futuro, potranno al meglio servire la città. “Mandato di servizio” significa anche, per me che sono nelle condizioni di farlo, devolvere i relativi compensi (che credo siano pubblicati sul sito del Comune) a tutela di diritti che chi ci governa sta rapidamente tagliando. Lo faccio con la serenità di chi non nutre ulteriori ambizioni politiche e non cerca trampolini di lancio.

Detto ciò, non posso che convenire con le sue osservazioni. Il quadro è quello di un paese allo sbando, che è entrato nel cono d’ombra della crisi senza un progetto per il futuro – innanzitutto per i suoi giovani – e che è guidato da un governo che ha lasciato un intero popolo in balia di se stesso, perché troppo impegnato a tutelare specifici interessi.

Oggi sembra utopia, ma non sarebbe impossibile, per un governo serio, definire con chiarezza e realismo sbocchi e opportunità per chi vuole investire nello studio e per chi vuole impegnarsi nelle professioni o nell’amministrazione, individuando i requisiti indispensabili per l’accesso ai diversi percorsi. A cosa serve, lo Stato, se non si fa carico di organizzare, valorizzare e tutelare le risorse di una nazione? Sant’Agostino, con parole spietate, diceva che gli Stati, se non agiscono secondo giustizia, non si distinguono da comuni bande di malfattori.

E’ dunque essenziale recuperare questo senso di giustizia, anche e innanzitutto sociale. Le risorse che oggi vengono tagliate agli enti locali toccano i servizi e indeboliscono progetti e piani di governo a livello territoriale, a tutto danno del sostegno ai più deboli e della valorizzazione dei più meritevoli. L’attuale “federalismo” rimane per ora un oggetto misterioso.

Eppure qualcosa si può fare, a partire da noi. Se è vero che un sindaco non può commissariare le (inesistenti) politiche governative per il lavoro e l’istruzione, può però esercitare un’azione forte sulle realtà del territorio, affinché agiscano in modo trasparente, responsabile ed etico, cercando e creando opportunità e prospettive per la propria comunità. Le bacchette magiche non esistono, ma possono esistere amministrazioni comunali che affrontano i problemi con decisione e tempismo, accompagnate dal sostegno e dalle idee dei propri cittadini.

Chi ci governa oggi è abituato a sottovalutare la forza delle istituzioni democratiche e crede di poter scaricare impunemente le proprie inefficienze e i propri arbitri su quelle donne e su quegli uomini su cui dovrebbe invece investire. Bene: io mi impegnerò affinché chi la pensa così abbia di che ricredersi; e la mia fiducia aumenta ogni volta che lettere come la sua mi confermano che il Paese è migliore di chi oggi lo governa.

Cuneo, che ha dato grande prova di sé nei momenti più oscuri della storia italiana, è il luogo giusto per ricominciare. Lo dobbiamo ai nostri figli, ma anche ai nostri padri.

Elio Rostagno

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